Pure lo studio dell’albero genealogico, iniziato tanti anni fa e di cui ho parlato nel mio primo libro: La mia trasformazione, evidenzia come ogni faccenda rimasta aperta o in sospeso nella famiglia debba essere elaborata affinché il cerchio si chiuda. Un discendente più sensibile sarà incaricato o prenderà su di sé la missione di ristabilire l’equilibrio perduto. Facendo questo, investirà la sua energia in ambiti e in ruoli non suoi per bilanciare il passivo e ristabilire l’ordine dell’amore. Bisogna considerare che ogni famiglia ha il suo libro dei conti, e la società di cui facciamo parte è formata da clan familiari!

Ivan Boszormenyi Nagy (1920-2007 – psichiatra ungherese-americano, uno dei fondatori del campo della terapia familiare) parla di un Grande libro dei conti della famiglia, dove vengono registrati i debiti (violazioni della giustizia) e i crediti (meriti e conquiste) dei vari membri della famiglia. Una contabilità sempre in movimento, generazione dopo generazione. 

Le perdite subite a causa di un destino avverso: i soprusi, le privazioni, i lutti, le violenze vissuti come “ingiustizie” esigono dunque riparazione .

Allora mi vengono in mente le ultime guerre mondiali, che hanno vissuto i nostri nonni e alcuni dei nostri padri… Quel passato non è così lontano, sebbene alcuni abbiamo urlato: “la guerra è finita”. Ma è davvero così?

La guerra è la storia del dolore e della paura degli uomini nei campi di battaglia, delle donne rimaste sole, dei genitori che perdevano i loro figli, delle infanzie negate e di bambini destinati ad altre famiglie. 

Come insegna la genealogia, non siamo esseri nati dal nulla, ma siamo il frutto e il proseguito delle nostre famiglie e di quello che hanno vissuto. Così, oggi mi chiedo: “Se la guerra è davvero finita”! Ogni guerra nasce da una forte ingiustizia, che si sente di aver subito o che è stata perpetrata ad alcuni. Ecco perché certe nazioni non riescono a smettere di avere guerriglie che le impoveriscono, nonostante abbiano già abbastanza miseria. Ogni volta che entriamo in conflitto con qualcuno c’è comunque un motivo, se non altro perché non vogliamo sentirci esclusi, ignorati o trattati ingiustamente. Oppure, perché sentiamo di doverla fare pagare a qualcuno.

Ad esempio, può accadere che, in un qualsiasi sistema, vi sia qualcuno che vuole prendere una strada diversa oppure che metta l’altro nella condizione di andarsene o di cambiare posizione. Ciò può derivare anche da un senso di esclusione. Di conseguenza, ci si può sentire estromessi ingiustamente e a volte violentemente, oppure abbandonati o allontanati.

Quando viviamo una qualsiasi separazione o esclusione, non possiamo trascurare quello che vi è nelle memorie, ignorare quello che c’è stato nel passato. Si risveglia ogni qual volta viene toccato, per chiedere con forza che l’ordine dell’amore venga ripristinato. A volte, vi è qualcuno che se ne va da vittima inerme, oppure da agnello sacrificale affinché l’umanità apra gli occhi ma anche il cuore.

Qualcuno che ci aiuti a prendere coscienza delle nostre ferite c’è sempre. Forse è ancora necessario lo scontro, ma è invano e altamente distruttivo e se non vi è coscienza.

Secondo Bert Hellinger l’ordine dell’amore si basa su 3 principi fondamentali:

-appartenenza

-gerarchia

-equilibrio dei ruoli

Nel momento che un membro infrange l’ordine, poi bisogna rimediare.

L’appartenenza dice che tutti i membri hanno la stessa importanza e che nessuno può essere escluso. Tutti serviamo uno scopo. Tutti siamo utili e tutti abbiamo il nostro posto, anche se alcuni non lo riconoscono.

Ogni famiglia ha i suoi esclusi e i suoi abbandonati. Ogni famiglia chiede che questi siano riconsiderati affinché l’ordine dell’amore sia ripristinato. 

Ciò che serve fare non è prendersela con qualcun altro per quello che non funziona o non gira nel modo giusto, ma fare ricerca interiore o nel proprio passato. Ciò serve anche per dare un’opportunità migliore a chi verrà, ai nostri figli, poiché noi, esseri ormai adulti, possiamo essere veramente i loro custodi.

Un particolare abbraccio a Filippo, Willy e alle loro famiglie, ma anche a tutti i figli che sono alla ricerca del proprio riconoscimento con amore.

Claudia Mengoli – Coach & Healing

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