Desideravo avere ali di farfalla che mi facessero volare libera e leggera, anche se mi ero abituata a portare un peso sulle spalle. Sembrava che rientrasse nella normalità, ma non era vero. Il fardello era un cumulo di forti dolori e traumi, dove soggiaceva rabbia e anche risentimento. Ciò era dovuto al fatto che nel passato della mia famiglia c’erano stati accadimenti traumatici o mal interpretati. Perciò, se volevo volare, dovevo prima ricontattare certe memorie e lasciar andare il dolore. Iniziava, così, “La mia trasformazione”.

Comprendevo che la vita non è ingiusta, ma che sono i nostri comportamenti che ci procurano sofferenza, dopo aver vissuto una certa esperienza come avversa. Ciò accade quando viviamo qualcosa che non corrisponde ai nostri desideri o alla nostra volontà.

La mia trasformazione è un po’ diario e un po’ stream of consciousness. Descrive una parte del percorso che ho affrontato per arrivare a conoscere meglio me stessa. L’ho scritto poco dopo aver terminato la terapia psico-genealogica di Anne Schützenberger . Pertanto, nel racconto spiego a fatti come i segreti di famiglia, i traumi irrisolti, gli eventi violenti degli antenati possono essere ancora influenti nei discendenti, senza che questi ne siano a conoscenza.

Pure il nostro stato sociale, la situazione economica, i fallimenti e i successi, possono derivare dalle esperienze vissute da coloro che ci hanno preceduto. Per di più, lacune e dimenticanze nella nostra storia familiare sono molto interessanti e non bisogna assolutamente trascurarle.

Alla fine della terapia psico-genealogica ho sentito che dovevo trasmettere la mia personale esperienza a chi come me si fosse ritrovato in un profondo stato d’impotenza, in una situazione che pareva non lasciare alternativa differente che soffrire a causa di ingiustizie, abbandoni, tradimenti, rifiuti e umiliazioni.

Mi sono sentita estremamente fortunata per aver avuto l’occasione di comprendere che ciò che avevo vissuto era il frutto di quanto era accaduto ai miei antenati e che poteva essere elaborato al fine di mettere pace dove vi era stata rabbia. Per questo ho sentito che tale ricchezza andava condivisa, in nome di quella prosperità e gioia che tutti desideriamo, anche per un futuro migliore.

Quanti di noi si sentono trattati ingiustamente o vittime di certe circostanze, nonostante mostrino un sorriso!

Così, per me, la grande crisi che avevo attraversato divenne una grande opportunità di riscattare il dolore e di liberarmi da esso. L’amore per i miei figli ha fatto tanto, ma anche l’amore che essi nutrono per me.

Desiderare di essere una madre migliore mi ha permesso di diventare una donna più matura, più saggia e sicura. Perciò questo libro è dedicato alla Vita, alle madri che partoriscono nuove vite e alla famiglia. Insegna come ogni circostanza possa servire per sbloccarci da traumi o da complessi inconsci, come sia necessario trovare la giusta motivazione e il coraggio per muoversi da situazione cristallizzate che fanno soffrire.

Il libro ha già servito lo scopo per cui è nato, dato che è stato pubblicato per la prima volta nel 2012, ovvero condurre il lettore a riflettere sulla propria vita; è molto catartico… Aspettati importanti cambiamenti, se decidi di leggerlo.

Per ultimo, ci tengo a dire che, durante la mia trasformazione, mi sono resa conto di come la comprensione, la compassione e il perdono facciano la differenza. Per questo, di seguito, aggiungo un passo del libro:

Casualmente, mi fermai davanti ad una casa disabitata, con un cartello sulla cancellata su cui stava scritto:
DIVIETO DI TRANSITO
e lì iniziai a chiedergli perdono per non essere riuscita a comprendere fino in fondo i suoi sentimenti; gli assicurai che avevo sempre pensato a lui, fra i tanti conflitti, nella speranza di fargli avere qualcosa di meglio. Allora non ero pronta, ma stavo iniziando a prepararmi per essere diversa, più confidente in me stessa e nella mia capacità di dargli un maggior supporto.

Gli confermai nuovamente che il mio compagno non l’aveva sostituito e che lui, come figlio, era molto importante per me, come era del resto sempre stato e come sarebbe stato ancora nei giorni futuri. Scoppiammo entrambi a piangere prima di tornare a casa. Pensai anche che, forse, sarebbe stato meglio interrompere il rapporto con Coach, ma una vocina mi suggerì di attendere, facendomi intuire che, dopo la terapia, sarebbe sopravvissuto solo quello che doveva restare. Così, decisi di lasciar accadere le cose senza forzarle.

Claudia Mengoli – Coach & Healing

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