Tutti avanziamo per natura, poiché la vita è un eterno movimento; lo stesso corpo fisico ci mostra i segni del tempo che avanza. Ma in questo caso, “Non avanzare significa retrocedere” viene inteso come monito per divenire più consapevoli di noi e delle nostre capacità. Pertanto, solo chi comprende il vero senso di ciò che sta vivendo e la propria utilità col suo servizio può avanzare, senza restare indietro. Ciò può essere esteso anche alle imprese, fatte di persone.

Il Sutra del Loto contiene sette parabole. Tra queste, la seconda è quella del ricco che aveva un figlio povero che, dopo anni di lontananza si avvicina alla casa del padre. Questi riconosce subito il proprio figlio, ma il ragazzo si dimostra intimidito dalla magnificenza dell’abitazione e da chi vi abita, pertanto fugge via. 

Il padre, pieno di gioia per averlo ritrovato, vorrebbe affidargli subito tutta la sua fortuna ma, vedendolo fuggire, capisce che non è ancora pronto ad accettare la sua vera identità. Allora invia due servi per offrirgli un semplice lavoro di pulizie, con paga doppia rispetto a quella che riceveva in quel momento. E di conseguenza, il giovane accetta felice. 

Subito dopo il padre, indossando abiti molto umilii, si avvicina al figlio e inizia con lui un rapporto diretto che, col passare del tempo, conduce il figlio a ricoprire posizioni di maggiore responsabilità. Fin quando il padre si ammala e chiede al figlio di amministrare con giudizio l’intera proprietà. Il padre si rende conto di essere alla fine e perciò rivela a suo figlio che è suo legittimo erede.

Il racconto ci svela come non sia semplice uscire dai propri limiti o dalla personale zona di comfort, e che per questo è necessario farlo per gradi. Altrimenti il rischio è di fuggire via, spaventati, e di rinunciare a ciò che ci spetta.

Sono necessari il coraggio e la fiducia nelle proprie capacità, ma anche la comprensione di un padre o di quello che può essere il datore di lavoro in un’azienda. Ciò che va compreso è che non è semplice abbandonare i confini che ci si pone e immaginare possibilità più grandi per la propria vita, se non vi sono il supporto e la fiducia necessari.

Come il figlio povero, molti mettono limiti al proprio potenziale e diventano insoddisfatti di sé, riluttanti o spaventati dall’impegno che richiede il miglioramento personale. 

In questa storia il figlio rappresenta le persone comuni che vagano inconsapevoli della loro vera eredità, cioè delle infinite possibilità della loro natura e dell’importanza del servizio che prestano alla comunità.

Vi  è però  un modo di vivere dinamico in mezzo alle sfide della vita. Vi è la possibilità di enfatizzare lo spirito di ricerca sfidando i limiti individuali e collettivi. Allora si possono creare varchi in mezzo a quelle situazioni di stallo per sperimentare l’infinito potenziale della vita. In poche parole, come afferma Daisaku Ikeda: «Non avanzare significa retrocedere».

E tu cosa vuoi fare?

Se vuoi approfondire l’argomento, mi puoi contattare per la tua 1° sessione gratuita di coaching.

Claudia Mengoli – Coach & Healing

error: